E se ci vedessimo una settimana ogni tre mesi?

Il dibattito

Il futuro del lavoro sarà ibrido. Ma cosa si intende per ibrido? Due o tre giorni in ufficio? Stabiliti dall’azienda o autogestiti dal dipendente? E che si fa di diverso quando si è a casa rispetto a quando si è in ufficio? E via così, con una sfilza di domande che, in questo momento, sono sui tavoli di Hr e Ceo in ogni angolo del pianeta.

Fin qui ci sono. Cosa mi racconti di nuovo?

Ti racconto la decisione, piuttosto estrema, del ceo di Airbnb, Brian Chesky, che dopo aver vissuto l’ultimo anno tra Atlanta, Nashville, Charleston, Miami, Colorado, soggiornando rigorosamente in airbnb, ha annunciato che i dipendenti dell'azienda potranno lavorare da qualsiasi luogo, e anche all'estero (per un massimo di tre mesi).

Come farà a creare connessione tra loro?

Chesky pensa che «questa cosa dei due-tre giorni alla settimana non sia sostenibile e che occorra essere più intenzionali su quando le persone si riuniscono». Perciò ha stabilito che loro si vedranno una settimana ogni trimestre. «Se si scopre che una settimana al trimestre non è abbastanza, ci riuniremo di più», afferma. «Ma il mio sospetto è che una settimana a trimestre sarà una connessione umana sufficiente».

Quindi niente ufficio, ho capito bene?

L’azienda ha bisogno di spazi sociali non di uffici, sostiene Padmasree Warrior, la ex cto di Cisco.

Cos’è uno spazio sociale?

È un luogo in cui si costruisce la cultura aziendale. Un luogo, cioè, in cui ci si scambia idee e opinioni, ci si impegna in conversazioni casuali, si incontrano persone diverse scoprendo hobby e interessi simili. «E c'è anche un buon business case per questi investimenti socioculturali», scrive Warrior. «Secondo uno studio del Boston Consulting Group, le aziende che si concentrano sulla cultura hanno cinque volte più probabilità di ottenere prestazioni rivoluzionarie rispetto alle aziende che l'hanno trascurata». E infatti, già prima della pandemia, le aziende hanno gareggiato per creare i “campus” più coinvolgenti, con bar, centri fitness, stanze per le madri, asili nido, divani per i pisolini e molto altro.

Stiamo parlando di spazi fisici, quindi.

Secondo Brian Chesky sì: «Penso che avremo bisogno di progettare modi fisici per far incontrare le persone». Anche se questo rischia di risultare inefficiente. Ma «se non stiamo attenti, in nome dell'efficienza, finiremo per rimuovere ogni connessione umana. E se lo facciamo, vivremo in un mondo senza comunità in cui le persone saranno sole e avranno crisi di salute mentale. Non dobbiamo percorrere quella strada. Possiamo progettare momenti significativi in ​​cui le persone si incontrano, ma occorrerà davvero essere creativi».

Potremmo immaginare anche spazi digitali non lavorativi?

Secondo Padmasree Warrior sì, basta avere una diversa modalità di connessione che non sembri un’altra riunione sul calendario. Quando era Cto di Cisco, ben prima della pandemia, e guidava un team di ingegneri in tutto il mondo, Warrior si era inventata le chiacchierate di compleanno: «Ogni mese riunivo tutti coloro che festeggiavano il compleanno quel mese  (indipendentemente dal livello, dal ruolo o dalla funzione) per trascorrere del tempo a conoscersi. Persone con fusi orari diversi che si univano virtualmente rispettando una sola regola: non presentarsi con il proprio titolo di lavoro, ma per chi erano come persona: genitore, musicista, atleta o artista…».

E torniamo ai rituali di connessione

Esattamente! Warrior ne è una vera esperta, dal momento che nella sua startup Fable ha connesso le persone a distanza con letture di poesie, brevi meditazioni, lezioni di pittura, club del libro digitale e pause caffè. Da questa grande esperienza, ha tirato fuori un piccolo vademecum per tutti coloro che vogliano istituirli:

  • I rituali devono essere divertenti: le persone dovrebbero aspettarli.

  • I rituali devono essere facoltativi e diversi dal lavoro.

  • I rituali devono essere inclusivi: tutti dovrebbero avere l'opportunità di condurli e cambiare gli argomenti o le attività.

  • I rituali devono essere una priorità: non continuare a cancellarli; questo invia un segnale che non li apprezzi.

  • I rituali devono essere leggeri e non richiedere alle persone di prepararsi.

  • I rituali devono essere ancorati alla cultura: a ciò che è importante per l’azienda e a ciò che la rende unica.

«Se l'ufficio non esistesse, lo inventeremmo? E se lo inventassimo, per cosa sarebbe inventato?»

Brian Chesky, ceo di Airbnb

Questo articolo è tratto dal numero 23 del 14 maggio 2022 della newsletter “Voices”, una newsletter settimanale di Diagonal curata da Annalisa Monfreda. Ogni settimana racconta storie, voci, dati e approfondimenti per ispirarti lungo il percorso verso un’azienda inclusiva. Siamo infatti convinte che la diversità sia la più grande opportunità di innovazione che abbiamo, l’occasione di riscrivere le regole del lavoro, di ridisegnarne i riti, gli spazi, la cultura. Se desideri iscriverti clicca qui. Ti aspettiamo!

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