Terapia di gruppo per esausti del cambiamento
Il sintomo
Forse l’hai provato anche tu all’ennesima email che annunciava una riorganizzazione, una transizione di leadership, una nuova tecnologia. Che tu fossi il destinatario o il mittente dell’email, non cambia: la change exhaustion colpisce indistintamente all’interno delle aziende. Siamo tutti esausti del cambiamento.
È colpa della pandemia?
Secondo uno studio di Gartner, la capacità dei dipendenti di far fronte al cambiamento è la metà di quella prepandemica. Ad affaticare di più sono i cambiamenti piccoli, come il passaggio a un nuovo team o l'assunzione di un nuovo manager, rispetto a quelli macro come una fusione o un'acquisizione. La pandemia ha come radicalizzato le tre paure scatenate dal cambiamento che Kate Jones analizzava in questo pezzo molto approfondito: quella del fallimento, dell’incertezza e dell’esclusione.
C’è una cura?
Può darsi, ma è l’opposto di ciò che facciamo abitualmente. Invece di cercare di «suscitare entusiasmo verso il cambiamento, inviando una raffica di e-mail con nuove date e scadenze», si tratta di premere il tasto pausa, indire una riunione e chiedere alle persone di condividere i loro sentimenti: «Dare voce allo sconforto che gli impiegati probabilmente provano verso questi cambiamenti; riconoscere il tributo emotivo che potrebbero avere sulla gente». Parola di Mollie West Duffy e Liz Fosslien, autrici di Big Feelings.
E una volta che abbiamo dato voce allo sconforto?
A questo punto siamo pronti a esaminare l’interessante, scrive Jessica Donahue. «Quando scopriamo un grande cambiamento, il nostro cervello lo etichetta istantaneamente come buono o cattivo. Ma c'è una terza categoria che la maggior parte di noi ha lasciato durante l'infanzia, quando il mondo era pieno di meraviglie, e quella categoria è “interessante”. Riunisci il team, prendi una lavagna, abbozza tre colonne - buono, cattivo e interessante - e chiedi al team di discuterne ed esplorarle. L’interessante può portarli da uno stato di interruzione a uno stato di esplorazione e accelerare il loro percorso lungo la curva di cambiamento».
Basta solo questo?
Il cambiamento va accompagnato da continue conversazioni. West Duffy e Fosslien consigliano un altro esercizio da fare con il team: chiedere loro di completare la frase “Sto imparando a…” Questa frase è un cambio di mindset che ci porta a focalizzarci non sull’incertezza e sul disagio, ma sull’apprendimento, che è il benefit maggiore del cambiamento. Farlo in gruppo, poi, ci permette di «comprendere il livello di comfort che ogni persona ha con l’incertezza» e sentirci meno soli.
Un’ultima avvertenza
La terapia è rigorosamente di gruppo. Pensiamo che l’attitudine al cambiamento sia una caratteristica personale. Ma l’esaurimento è un problema collettivo. «Gran parte dei cambiamenti che i professionisti hanno vissuto nel 2020 sono avvenuti in un relativo isolamento», osserva Ethan McCarty, fondatore e CEO di Integral, un'agenzia di attivazione dei dipendenti. «Questo isolamento ha limitato la nostra capacità di elaborare il cambiamento poiché uno dei meccanismi chiave per farlo è attraverso il dialogo e le reazioni degli altri».
Questo articolo è tratto dal numero 22 del 7 maggio 2022 della newsletter “Voices”, una newsletter settimanale di Diagonal curata da Annalisa Monfreda. Ogni settimana racconta storie, voci, dati e approfondimenti per ispirarti lungo il percorso verso un’azienda inclusiva. Siamo infatti convinte che la diversità sia la più grande opportunità di innovazione che abbiamo, l’occasione di riscrivere le regole del lavoro, di ridisegnarne i riti, gli spazi, la cultura. Se desideri iscriverti clicca qui. Ti aspettiamo!