Equilibrio vita-lavoro: e se formulassimo male la questione?
Ben ritrovati in quel preciso momento dell’anno in cui (quasi) tutti formuliamo (quasi) lo stesso proposito: trovare l’equilibrio tra vita e lavoro.
Cosa hai da dirmi di nuovo?
Che la dicotomia vita/lavoro non ha ragione di essere (qui dicevamo addirittura che era una bugia). Perché ci sono cose di lavoro che ci fanno sentire pieni di vita e cose della vita che sembrano toglierci ogni gioia. Perché ci sono cose che sono sia di lavoro sia di vita. E quindi cercare l’equilibrio tra lavoro e vita è piuttosto irrilevante.
Quale equilibrio dovremmo cercare allora?
Secondo Prajakta KN e Wang Yip, l’equilibrio che dovremmo trovare è tra attività che ci danno energia, che ci fanno sentire vivi. E attività che le energie ce le tolgono, che ci fanno sentire sfiniti.
Come facciamo a distinguerle?
Ognuno di noi deve trovare il suo metodo. Per esempio, Prajakta KN ha scoperto che per lei funziona la dicotomia online/offline. A volte, anche se meno efficiente, sceglie la versione analogica di una certa attività invece che quella digitale: «Come scrittrice, potrei digitare diverse centinaia di parole in un batter d'occhio se usassi il mio laptop. Invece, scelgo di rendere la mia scrittura mattutina un esercizio che dà energia usando una penna e una bella cancelleria».
Altri esempi?
Ci sono almeno quattro dicotomie interessanti che potrebbero funzionare. Tre ce ne propone sempre Prajakta KN nello stesso articolo:
vita sedentaria/vita attiva: non si tratta solo di recuperare un’ora di esercizio in una giornata totalmente sedentaria, ma di cercare un vero equilibrio tra queste due dimensioni, studiando come poter rendere attive alcune attività solitamente svolte da fermi.
inspira/espira: ci sono attività che prevedono l’acquisizione di input e la loro rielaborazione, e attività che prevedono il lasciare andare la nostra mente. Alla luce di questa dicotomia, guardare una serie tv è un’attività “inspira” perché sovraccarica il nostro cervello di input, mentre lavare i piatti potrebbe essere un’attività “espira”.
lavoro profondo/lavoro superficiale: è una distinzione che fa Cal Newport nel libro consigliatissimo Deep Work. Concentrati al massimo. Il primo tipo di lavoro è spesso cognitivamente impegnativo e porta un senso di soddisfazione "profondo", mentre il secondo è superficiale, assomiglia per intenderci a compiti amministrativi. La sua tesi è che dobbiamo alternare periodi di lavoro profondo e superficiale, perché «una quantità limitata di compiti senza cervello porta il necessario equilibrio consentendo alle nostre menti di rilassarsi».
Una quarta dicotomia ce la propone Wang Yip:
scopo/divertimento: dovremmo bilanciare attività che sono utili con attività che ci divertono. Ma soprattutto massimizzare le attività che sono sia utili che divertenti. «Leggere libri in linea con la mia carriera e le competenze che voglio sviluppare. Passare del tempo con la mia famiglia. Lavorare sulla mia scrittura. Ogni volta che faccio queste attività, scopro di avere più energia, non meno», scrive Wang Yip.
C’è un metodo che posso utilizzare per scegliere?
Sì, quello che Oliver Burkeman spiega in Come fare per avere più tempo. Time management per comuni mortali, un altro di quei libri che ha il potere di cambiare la vita. Si tratta di un percorso alternativo alla ricerca ossessiva e senza fine del completamento della checklist e dell’ottimizzazione della pianificazione. La sua filosofia, sintetizzata qui, è che «ci sarà sempre troppo da fare – e questa realizzazione è liberatoria. Il vantaggio è che non devi rimproverarti per non aver fatto tutto, dal momento che fare tutto è strutturalmente impossibile. L’unica soluzione praticabile è fare un cambiamento: da una vita trascorsa cercando di non trascurare nulla, a una trascorsa a scegliere in modo proattivo e consapevole cosa trascurare, a favore di ciò che conta di più».
C’è un momento ideale per questa scelta?
La domenica sera, secondo Brian Covey: «Dedico del tempo, ogni domenica, a pianificare la settimana che viene con l’intenzione di ruotare il focus». Sarà una settimana orientata al lavoro, alla famiglia, alla salute? L’importante è che il focus cambi continuamente. Una volta compiuta la scelta, «puoi rivedere ogni riunione programmata e chiedere se è in linea con gli obiettivi della settimana». Ed essere intenzionale con il tempo che non è programmato: scegliere proattivamente attività in linea con il focus della settimana. In fondo, come dice Burkeman, abbiamo da vivere solo 4mila settimane…
«Ho iniziato a dividere la mia to-do-list in 1) cose che devo fare, 2) cose che voglio fare e 3) cose che gli altri vogliono che io faccia. La mia vita sta cambiando! Spesso non arrivo al punto 3 e alla fine ho capito... questo è ciò che significa mettere dei paletti».
Jenée Desmond-Harri, scrittrice, su Twitter
Questo articolo è tratto dal numero 34 del 3 settembre 2022 della newsletter “Voices”, una newsletter settimanale di Diagonal curata da Annalisa Monfreda. Ogni settimana racconta storie, voci, dati e approfondimenti per ispirarti lungo il percorso verso un’azienda inclusiva. Siamo infatti convinte che la diversità sia la più grande opportunità di innovazione che abbiamo, l’occasione di riscrivere le regole del lavoro, di ridisegnarne i riti, gli spazi, la cultura. Se desideri iscriverti clicca qui. Ti aspettiamo!