La stagione della diversity fatigue

Sta per iniziare la settimana in cui gran parte delle aziende italiane conversano di diversità. Dieci secondi di autocompiacimento per essere arrivati a questo punto: non era affatto scontato. Ma subito dopo, apriamo gli occhi su un fenomeno nuovo che ci tocca affrontare: la diversity fatigue.

Di cosa si tratta?

È quel senso di spossamento che proviamo di fronte all’ennesima iniziativa che tratta il tema dell’inclusione, all’ennesimo gruppo di lavoro dedicato.

Perché siamo esausti?

Perché veniamo travolti da un flusso di informazioni che si aggiungono a tutto ciò che ci affligge, dalla guerra alla pandemia. Perché fatichiamo a volerci impegnare davvero. Perché il sistema funziona perfettamente per noi e non vogliamo smontarlo. Perché pensiamo di aver già fatto tutto il possibile. Paul Wells elenca le cause della diversity fatigue che affligge gli appartenenti alla maggioranza.

Anche i gruppi sottorappresentati soffrono la diversity fatigue?

Sì, perché vedono che tutte le iniziative si fermano alle idee, mentre la rappresentazione di talenti diversi sul posto di lavoro non diventa mai realtà. Secondo l’indagine pluriennale e globale di PwC, sebbene il 75% della leadership sostenga che la diversità sia un valore o una priorità, solo il 4% delle organizzazioni ha implementato con successo elementi chiave di diversità e inclusione.

Ti faccio un esempio

Un giovane migrante scrive questa lettera accorata al Sidney Morning Herald: «Sono entrato a far parte della rete culturale e linguisticamente diversificata della mia organizzazione, ma non voglio più farne parte. Anche se mi piace molto lavorare lì, non credo che questa rete stia ottenendo risultati. Abbiamo avuto riunioni mensili regolari per più di un anno ormai, ma non ne è uscita alcuna azione e non esiste nemmeno un vero piano. Mi daresti un consiglio su come comunicare in modo molto assertivo al diversity manager che lascio e perché?». Date un occhio alla risposta che è molto interessante.

Cosa potrebbe farci smettere di esser esausti?

C’è una ricca conversazione in atto sull’argomento. Provo a estrapolare le ispirazioni più interessanti.

  1. Ascoltare davvero le persone: raccogliere in forma anonima i feedback dei dipendenti sulle iniziative D&I dell'azienda. Sono costruttive? Fanno la differenza? Cosa si potrebbe fare di meglio?

  2. Non confondere l’azione positiva (rimuovere le barriere per i gruppi minoritari) con la discriminazione positiva (creare una corsia preferenziale per loro a svantaggio degli altri). Quest’ultima crea risentimento, come ci dicevamo già in Voices n.10.

  3. Cambiare narrazione: provocare senso di colpa nella maggioranza non ci porta da nessuna parte. Come ha detto Brené Brown, la vergogna non è uno strumento per la giustizia sociale.

  4. Non focalizzarsi sull’identificazione dei pregiudizi ma sui loro effetti. L’obiettivo di ogni azione deve essere aiutare i dipendenti a sviluppare l’intelligenza culturale, ovvero la capacità di essere culturalmente agili e capaci di lavorare efficacemente con diverse culture. Ma anche l’intelligenza generazionale, ovvero «essere consapevoli delle esperienze o visioni del mondo degli altri, comprendere le loro preferenze e utilizzare queste informazioni per collaborare meglio».

  5. Espandere la definizione di diversità per abbracciare una gamma più ampia di caratteristiche visibili e invisibili, inclusi fattori socioeconomici, istruzione e culture: tutto ciò che ci conduce, insomma, a una diversità di pensiero. Perché, «quando due colleghi uniscono le forze per comprendere un problema, il valore della loro collaborazione deriva dalla loro differenza e non dalle somiglianze», dice Simon Fanshawe nel suo ultimo libro.

Questo articolo è tratto dal numero 14 del 5 marzo 2022 della newsletter “Voices”, una newsletter settimanale di Diagonal curata da Annalisa Monfreda. Ogni settimana racconta storie, voci, dati e approfondimenti per ispirarti lungo il percorso verso un’azienda inclusiva. Siamo infatti convinte che la diversità sia la più grande opportunità di innovazione che abbiamo, l’occasione di riscrivere le regole del lavoro, di ridisegnarne i riti, gli spazi, la cultura. Se desideri iscriverti clicca qui. Ti aspettiamo!

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