L'arte di fermarsi
Ricordi quel “ne usciremo migliori” che nelle conversazioni pandemiche aveva preso il posto dei convenevoli sul meteo? Forse in qualcosa siamo migliorati davvero: abbiamo imparato a fermarci. Ecco tre piccoli indizi di questa inaudita competenza.
1_L’arte della convalescenza
Nell’Ottocento, tra la malattia e la salute, c’era un tempo dedicato al riposo più lungo della malattia stessa, con tutta un’industria della riabilitazione annessa, che andava dalle terme agli ospedali per la tubercolosi, scrive El Pais in un articolo che fa riflettere. La modernità ci ha spinto a passare dalla malattia alla salute con una sorta di pulsante. Off: Ammalato. On: sano e produttivo. Ma oggi assistiamo a un ulteriore cambio di prospettiva. Ne L’arte perduta della convalescenza, un libro da poco uscito in Uk, il medico scozzese Gavin Francis osserva un fenomeno nuovo: «Il Covid ha reso più visibile il bisogno di convalescenza alle persone che normalmente stanno bene e non pensano molto alla malattia».
2_Il cambio di narrazione
Dall’immagine del malato come combattente ed eroe, siamo passati a un racconto della malattia come percorso, che richiede tempo e svariate note di pausa. Sto pensando alle recenti parole del rapper Fedez, ma anche a quelle di Michela Murgia che per congedarsi temporaneamente dai suoi fan in febbraio ha scritto: «Sognavo di iniziare l'anno nei teatri, incontrando le persone e tornando a guardarle negli occhi. Invece l'ho iniziato dalla terapia intensiva, a cui sta seguendo una cura lenta che richiederà ritmi molto diversi da quelli a cui ho sempre vissuto e lavorato». Massimo Mantellini, autore ed esperto di nuove tecnologie, guarito da una malattia che lo ha allontanato dai social media per un mese, regalandogli una nuova prospettiva, ha poi raccontato che esistono differenti guarigioni, e anche questo è un cambio di narrazione.
3_Il Grande anno sabbatico
Abbiamo imparato a fermarci non solo per curare lentamente il corpo, ma anche per rigenerare periodicamente la nostra anima. Negli ultimi 4 anni, soprattutto a causa del Covid, si sono triplicate negli Usa le persone che hanno preso un anno sabbatico. La Grande dimissione si sta lentamente trasformando nel Grande anno sabbatico. «Alcuni lavoratori che possono permetterselo stanno silenziosamente entrando in pausa. Invece di lasciare un lavoro per intraprenderne immediatamente un altro, scelgono di prendersi una pausa per non fare nulla, almeno per un po'», scrive Danica Lo su Fast Company.
Adesso ho qualche domanda per te
Esiste una conversazione sul “fermarsi” all’interno della tua azienda? Cosa viene fatto per accompagnare i dipendenti alle prese con una lenta convalescenza o con cure intermittenti? Come ci si comporta di fronte alla richiesta di un anno sabbatico? E come si considerano “le pause” nei curriculum in fase di reclutamento?
Prima di salutarci…
…una cosa da ascoltare e una da leggere:
Il Ted culto del designer Stefan Sagmeister che ogni 7 anni chiude il suo studio di New York per un anno sabbatico e che qui spiega il valore spesso trascurato del tempo libero.
La challenge della scrittrice Lydia Sudore che si è sforzata di fare un pisolino di mezz’ora ogni giorno per un mese. Un piccolo rito che, se lo fai bene, eclissa qualsiasi cosa creata dalla mentalità del criceto sulla ruota.
«Dimentico sempre quanto siano importanti i giorni vuoti, quanto possa essere importante a volte non aspettarsi di produrre nulla, anche poche righe in un diario. Un giorno in cui non ci si è spinti al limite sembra un giorno guasto, dannoso, un giorno peccaminoso. Non è così! La cosa più preziosa che si può fare per la psiche, di tanto in tanto, è lasciarla riposare, vagare, vivere nella luce mutevole di una stanza».
May Sarton, Journal of a Solitude
Questo articolo è tratto dal numero 17 del 26 marzo 2022 della newsletter “Voices”, una newsletter settimanale di Diagonal curata da Annalisa Monfreda. Ogni settimana racconta storie, voci, dati e approfondimenti per ispirarti lungo il percorso verso un’azienda inclusiva. Siamo infatti convinte che la diversità sia la più grande opportunità di innovazione che abbiamo, l’occasione di riscrivere le regole del lavoro, di ridisegnarne i riti, gli spazi, la cultura. Se desideri iscriverti clicca qui. Ti aspettiamo!