Mascolinità positiva, anche in azienda
Il fatto
Per chi nell’ultima settimana fosse stato su Marte, Will Smith, con la sberla assestata in pieno volto a Chris Rock sul palco degli Oscar, ha rubato la scena a Jane Campion, terza donna a vincere l’Oscar per la regia, a Troy Katsur e Ariana DeBose, primo non udente e prima donna nera e queer a conquistare una statuetta, ma soprattutto al se stesso vincitore, che di lì a poco è salito sul palco a ritirare il suo primo Oscar.
E rieccoci a parlare di mascolinità tossica
Facci caso: l’aggettivo tossico ha completamente fagocitato il sostantivo mascolinità. Parliamo di mascolinità solo per additare gli uomini che non vogliamo essere, quelli che non vorremmo incontrare. «Chi di noi si dedica a spiegare ai più giovani l'urgenza di smantellare la mascolinità patriarcale ha difficoltà a trovare riferimenti alternativi che servano da esempio», ha scritto Octavio Salazar su El Pais.
Cos’è la mascolinità-e-basta?
Benjamin Sledge è un veterano dell’Afghanistan divenuto scrittore ed esperto di salute mentale. Ha provato a rispondere a questa domanda tenendosi alla larga dagli stereotipi negativi di solito associati alla parola (auto veloci, panca con pesi massimi) e individuando «quattro tratti senza tempo che rappresentano la mascolinità e che sono i segni distintivi di un brav'uomo» (non te li anticipo perché un veloce elenco li banalizzerebbe).
Il cinema e la letteratura non aiutano
«Le rappresentazioni mediatiche della mascolinità tendono a suonare due note: i bravi ragazzi da una parte e i macho-man dall’altra. Entrambi diversamente tossici», scrive Terra Loire in questo interessante articolo. «I macho-man sono emotivamente distanti ma i loro problemi di rabbia, le loro emozioni represse sono raccontate come qualcosa di romantico da “risolvere” per le donne. I bravi ragazzi sono visti come un antidoto, ma il più delle volte la loro gentilezza è performativa e in diretta relazione con i sentimenti che provano per qualcuno (pensa a Laurie in Piccole donne). In un’era in cui la mascolinità tossica è travolgente, siamo tutti alla disperata ricerca di un ruolo più sano e più sfumato».
La checklist della mascolinità positiva
La redige sempre Tessa Loire e questa sì, te la riporto, perché è fulminante:
Un uomo che ha investito in tutte le sue relazioni, non solo in quelle romantiche
Che esprime le sue emozioni in modo sano
Che si trova a suo agio con l'autocoscienza
Che si impegna per la crescita personale
Che è consapevole dei confini e li rispetta
Che non ha paura dell'intimità maschile: ad esempio, può esprimere affetto per gli amici maschi senza fare una battuta gay
Qualche esempio cineletterario? Sam, del Signore degli Anelli: l’amico devoto di Frodo, che fa la maggior parte del lavoro emotivo. E Remus Lupin della saga Harry Potter, il lupo mannaro che si rivela essere «una figura paterna, un educatore sincero, un buon amico e un cittadino impegnato a proteggere la sua comunità più ampia».
Sì va bene, ma cosa possiamo fare in azienda?
Negli ultimi anni in azienda si è parlato dell’archetipo femminile in ogni suo aspetto: la nuova leadership che racchiude, le autolimitazioni che comporta, il potenziale innovativo che possiede. Ma si è totalmente ignorato il maschile, chiamandolo in causa solo per le comparazioni negative. Nel frattempo, assistiamo a un cambiamento profondo: uomini sempre più presenti nella vita familiare, padri appassionati, compagni paritari. Ma l’assenza di una conversazione sulla mascolinità rischia che si aggiungano nuove aspettative sul maschio (essere un bravo padre), senza liberarlo dal peso di quelle che la società ha caricato su di lui (il successo, l’affermazione nello spazio pubblico). La logica del patriarcato ha creato una patente di genere anche per gli uomini, non solo per le donne. E come ci ha dimostrato Will Smith, la vittima di un gesto tossico è prima di tutto il suo stesso autore, che è riuscito a rovinarsi la serata più importante della sua vita.
Questo articolo è tratto dal numero 18 del 2 aprile 2022 della newsletter “Voices”, una newsletter settimanale di Diagonal curata da Annalisa Monfreda. Ogni settimana racconta storie, voci, dati e approfondimenti per ispirarti lungo il percorso verso un’azienda inclusiva. Siamo infatti convinte che la diversità sia la più grande opportunità di innovazione che abbiamo, l’occasione di riscrivere le regole del lavoro, di ridisegnarne i riti, gli spazi, la cultura. Se desideri iscriverti clicca qui. Ti aspettiamo!