L'importanza della concentrazione

La storia

Mason Currey è uno scrittore di Los Angeles che per lungo tempo ha sofferto di “distrazione”. Un giorno ha deciso di indagare come facessero gli scrittori famosi a procurarsi uno stato di concentrazione e immersione nel lavoro creativo.

Cosa ha scoperto?

Che anche Franz Kafka e Virginia Woolf facevano fatica a scrivere. Ciò che li aiutava a focalizzare la completa attenzione sulla pagina, era la costruzione di rituali. Così Currey ha scritto un libro intero, Daily Rituals: How Artists Work, dedicato alle abitudini degli artisti.

Funziona solo per gli artisti?

No, anche nei monasteri zen ogni attività, come fare il bagno e mangiare, sono ritualizzate. Anche uomini come Benjamin Franklin pianificavano il lavoro con fasce orarie giornaliere e sviluppavano abitudini di ordine per gestire la complessità dell’esistenza. E persino alcune aziende ricorrono ai rituali dell’innovazione per combattere la paura del cambiamento e ai rituali di connessione per rifondare il lavoro di team dopo il covid, argomento di cui abbiamo parlato molto spesso.

Cosa rende i rituali così efficaci?

«I rituali creano e segnano una transizione verso un diverso tipo di stato mentale o emotivo», ha detto Currey. Facilitano insomma la totale immersione in quell’attività. Secondo il filosofo tedesco Byung Chul Han, i rituali stabilizzano la vita: sono «tecnologie temporali per abitare se stessi» e forniscono un rifugio mentale dall’incessante presenza dei social media e dal nostro mondo frenetico. Per capirci: molte attività possono diventare rituali. A determinare che ciò accada o meno è l’atteggiamento con cui ci si avvicina a esse.

Che differenza c’è tra rituale e routine?

L’intento. Nel rituale l’obiettivo è il godimento personale e la realizzazione spirituale. Nella routine, invece, lo scopo è la gestione del tempo e la produttività. «Il rituale, insomma, è il predecessore spirituale della routine». Le abitudini dei grandi imprenditori, oggetto spesso di narrazioni epiche, appartengono più al concetto di routine, essendo finalizzate al successo.

Avvertenze per l’uso

Se anche tu stai pensando che hai bisogno di un rituale per essere sempre profondamente dentro le azioni che fai, ecco alcuni consigli tratti dall’articolo di Vox che ha ispirato questa storia:

  • Assicurati di avere un contesto per il rituale o un’idea del motivo per cui lo stai eseguendo. L’intento è fondamentale.

  • Potresti non sentirti cambiato da un rituale la prima volta che ne provi uno; potresti essere imbarazzato o distratto. È qui che la ripetizione o la sperimentazione potrebbero aiutare.

  • Quando un rituale viene scritto o spiegato, l’attività può sembrare eccessivamente semplicistica o infruttuosa agli estranei. Il modo migliore per comprendere un rituale, secondo i praticanti, è impegnarsi con esso.

Questo articolo è tratto dal numero 28 del 25 giugno 2022 della newsletter “Voices”, una newsletter settimanale di Diagonal curata da Annalisa Monfreda. Ogni settimana racconta storie, voci, dati e approfondimenti per ispirarti lungo il percorso verso un’azienda inclusiva. Siamo infatti convinte che la diversità sia la più grande opportunità di innovazione che abbiamo, l’occasione di riscrivere le regole del lavoro, di ridisegnarne i riti, gli spazi, la cultura. Se desideri iscriverti clicca qui. Ti aspettiamo!

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