L'ultimo tabù sul lavoro: la salute mentale

La storia

Ami Lebendiker aveva trovato lavoro in Google nel 2012. Di colpo era passata da studentessa squattrinata londinese a dipendente in Silicon Valley, con pranzi e massaggi gratis. Per di più facendo il lavoro che aveva sempre sognato.

Perché mi parli di lei?

Ami inizia a lavorare 14 ore al giorno su un progetto global, coprendo i fusi orari asiatici, europei e americani. Smette di dormire e mangiare bene, di fare esercizio, di vedere la famiglia e gli amici. Il suo primo attacco di panico avviene nel bel mezzo di una riunione di lavoro. Poi sempre più spesso. Lo psichiatra le dice che si è ammalata di ansia.

Lo dice ai colleghi?

Assolutamente no. Sia perché se ne vergogna sia per non ammettere a se stessa che non è in grado di gestire il lavoro dei sogni. Diciotto mesi dopo si licenzia.

Non è la sola a tacere

Negli ultimi anni, atleti e gente di spettacolo hanno parlato sempre più apertamente delle loro battaglie per il benessere mentale. Pochissimi leader aziendali hanno fatto lo stesso. «C’è una semplice ragione per questo» scrive Fast Company: «Esiste ancora uno stigma associato alla rivelazione di tale apparente vulnerabilità al lavoro».

Perché sarebbe importarne parlarne?

Perché la scoperta che fa Ami Lebendiker dopo essersi licenziata è che «la maggior parte di noi ha qualcosa che ci impedisce di fare il nostro lavoro migliore e abbiamo troppa paura per dire di cosa si tratta. Abbiamo paura di mettere in ombra i nostri risultati o di buttare all’aria il lavoro dei nostri sogni».

Come si facilita questa conversazione?

La cantante Alicia Keys, in prima linea sull’argomento, durante una tavola rotonda ha suggerito: «Se hai una riunione settimanale o una videochiamata settimanale o mensile, puoi preparare il terreno e dire: “Per me è importante non solo che facciamo bene i nostri affari, ma anche che stiamo bene nelle nostre vite e che stiano bene le nostre famiglie”». Secondo Zhike Lei, i leader dovrebbero guardarsi dentro, comprendendo le proprie emozioni, paure, stress, ansia «e poi rivolgersi all’esterno per aiutare dipendenti e colleghi a confrontarsi con le proprie reazioni. Questa introspezione e proiezione di vulnerabilità è fondamentale per connettersi e affrontare i bisogni delle persone». Solo dopo le aziende potranno intraprendere azioni significative.

Cosa intendi per azioni significative?

Sono le politiche di salute mentale che alcune aziende iniziano a mettere in atto. Possono essere “le giornate della salute mentale”, ovvero delle giornate off per ricaricarsi di cui parla qui Deanna Pai. Oppure i "MINDays" di Headspace: ogni due venerdì c’è un giorno libero per tutta l'azienda. «Altre aziende hanno chiesto ai dipendenti di dedicare il tempo risparmiato del pendolarismo in attività che aumentino la loro energia fisica ed emotiva e di osservare “rituali” che aiutano a definire i confini tra lavoro e vita», spiega Zhike Lei. «Questi passaggi semplici, veloci e intenzionali possono aumentare rapidamente l’energia e migliorare il benessere dei dipendenti riducendo l’affaticamento e la frustrazione».

La prima persona a farsene carico devi essere comunque tu

«Blocca il tempo per il tuo benessere su un calendario privato e poi organizza il lavoro e le riunioni attorno a questo», scrive la nostra Ami Lebendiker. «Che si tratti di fare un po’ di esercizio, meditare, riposare, andare in terapia, mangiare un pasto nutriente, non importa. Ciò comporta che tu debba muoverti a un ritmo più lento e questo è qualcosa a cui la Silicon Valley potrebbe doversi abituare».

Questo articolo è tratto dal numero 26 del 11 giugno 2022 della newsletter “Voices”, una newsletter settimanale di Diagonal curata da Annalisa Monfreda. Ogni settimana racconta storie, voci, dati e approfondimenti per ispirarti lungo il percorso verso un’azienda inclusiva. Siamo infatti convinte che la diversità sia la più grande opportunità di innovazione che abbiamo, l’occasione di riscrivere le regole del lavoro, di ridisegnarne i riti, gli spazi, la cultura. Se desideri iscriverti clicca qui. Ti aspettiamo!

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